Once upon a time

C'era una volta il finale


Ascolta il podcast

La fine è il fine, sottile e quasi automatico comandamento per spegnere le persone?
Alzi la mano chi desidererebbe vivere mille finali per avere mille cominciamenti!!!
Nessuno…tutti a pensare che la “fine” sia cesura che lascia senza appello.
Ma, se fosse l’inizio il vero “fine” a cui tendere per ricominciare?

Chissà, forse l’inizio è la biblioteca ideale dei volumi che lo scrittore vorrebbe scrivere o la musica perfetta che un musicista vorrebbe suonare… fate voi!
L’ inizio ha sempre qualcosa di prezioso e magico, di insostituibile: è padre e madre di tutte le possibilità;
è il garante unico della Scelta.
E la fine?
Mah… “fine” può essere una mente, un atteggiamento, un sottile ragionamento, la mortadella… quella tagliata fine fine!! Ma no… il fine non è la fine… al massimo è fine… a seconda di come ognuno lo vuole leggere e intendere!
Invece, l’inizio, inteso proprio come SCELTA nell’infinita varietà dei possibili, rappresentava per gli antichi, il momento rituale della creazione.
Dall’invocazione alle Muse alla magia dell’universo fantastico spalancatosi a partire dal celebre “c’era una volta”
Il finale, anche quando sembrerebbe essere drammatico, è sempre “lieto”
perché, dell’inizio sa conservare una cosa sola:
la possibilità di tornare indietro o andare avanti (che tanto è lo stesso!).
Basta Restare, se si riesce a non scappare.
Che poi, il finale, non è mica la fine del mondo!

Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire:
passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano.
Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.

Un giorno un amico mi ha detto: “Se mai dovessi farmi uno sgarbo e non dovessimo più incontrarci… non sarebbe la fine, ma un nuovo inizio… in un’altra dimensione, magari anche solo quella del ricordo”.
Si può scegliere di Restare.
Finire non è “correre verso il Finale”, è soltanto un altro modo di cominciare.

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C'era una volta il finale

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La fine è il fine, sottile e quasi automatico comandamento per spegnere le persone?
Alzi la mano chi desidererebbe vivere mille finali per avere mille cominciamenti!!!
Nessuno…tutti a pensare che la “fine” sia cesura che lascia senza appello.
Ma, se fosse l’inizio il vero “fine” a cui tendere per ricominciare?

Chissà, forse l’inizio è la biblioteca ideale dei volumi che lo scrittore vorrebbe scrivere o la musica perfetta che un musicista vorrebbe suonare… fate voi!
L’ inizio ha sempre qualcosa di prezioso e magico, di insostituibile: è padre e madre di tutte le possibilità;
è il garante unico della Scelta.
E la fine?
Mah… “fine” può essere una mente, un atteggiamento, un sottile ragionamento, la mortadella… quella tagliata fine fine!! Ma no… il fine non è la fine… al massimo è fine… a seconda di come ognuno lo vuole leggere e intendere!
Invece, l’inizio, inteso proprio come SCELTA nell’infinita varietà dei possibili, rappresentava per gli antichi, il momento rituale della creazione.
Dall’invocazione alle Muse alla magia dell’universo fantastico spalancatosi a partire dal celebre “c’era una volta”
Il finale, anche quando sembrerebbe essere drammatico, è sempre “lieto”
perché, dell’inizio sa conservare una cosa sola:
la possibilità di tornare indietro o andare avanti (che tanto è lo stesso!).
Basta Restare, se si riesce a non scappare.
Che poi, il finale, non è mica la fine del mondo!

Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire:
passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano.
Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.

Un giorno un amico mi ha detto: “Se mai dovessi farmi uno sgarbo e non dovessimo più incontrarci… non sarebbe la fine, ma un nuovo inizio… in un’altra dimensione, magari anche solo quella del ricordo”.
Si può scegliere di Restare.
Finire non è “correre verso il Finale”, è soltanto un altro modo di cominciare.

Traiettoria del proiettile

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