La noia


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Un “sorso” ristoratore che dia tregua, appunto, che conceda un piacere sottratto, per un attimo, alla morsa dell’ineluttabile oblio incombente. Oltre, però, non è concesso andare ed è così che gli equilibri rimangono precari, che l’insoddisfazione incessante ha il pudore di un “non chiederci la parola”: una parola decisamente vuota, di valore nullo, senza capacità di sostantivare alcunché.

E mi sveglio, anche adesso, come sempre, quando tutto è finito, con la lacrima di sangue che mette fine ad un altro viaggio, a chiudere la parentesi “fuori” di un evento che mi strappa alla realtà…per poi rigettarmici dentro: ma senza più urla, senza assoli di chitarra, senza la “voce” che emoziona! Troppo breve…

Di nuovo qui, abbracciato dalla puntuale, costante noia di tutti i giorni; noia che avanza con pacate movenze, mi avvolge nelle sue spire in ogni “spazio” percorso e stringe, nella sua morsa, dapprima il consueto, l’ovvio, per giungere e, poi, divenire impalpabile, eppure “mortale”, perché si insinua nell’essenza più vera del mio sentire, nelle sue paure più grandi, negli ardori più vivi…

Ogni volta … ritorna per ricordarti che cosa sei: tutto l’infinito… finisce qui!

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La noia


Un “sorso” ristoratore che dia tregua, appunto, che conceda un piacere sottratto, per un attimo, alla morsa dell’ineluttabile oblio incombente. Oltre, però, non è concesso andare ed è così che gli equilibri rimangono precari, che l’insoddisfazione incessante ha il pudore di un “non chiederci la parola”: una parola decisamente vuota, di valore nullo, senza capacità di sostantivare alcunché.

E mi sveglio, anche adesso, come sempre, quando tutto è finito, con la lacrima di sangue che mette fine ad un altro viaggio, a chiudere la parentesi “fuori” di un evento che mi strappa alla realtà…per poi rigettarmici dentro: ma senza più urla, senza assoli di chitarra, senza la “voce” che emoziona! Troppo breve…

Di nuovo qui, abbracciato dalla puntuale, costante noia di tutti i giorni; noia che avanza con pacate movenze, mi avvolge nelle sue spire in ogni “spazio” percorso e stringe, nella sua morsa, dapprima il consueto, l’ovvio, per giungere e, poi, divenire impalpabile, eppure “mortale”, perché si insinua nell’essenza più vera del mio sentire, nelle sue paure più grandi, negli ardori più vivi…

Ogni volta … ritorna per ricordarti che cosa sei: tutto l’infinito… finisce qui!

Rock Man, Ritratto di Alfredo Tramutoli Altrart

Michele Caporale è l’autore del libro “D’io Vasconvolto”.
D’io vasconvolto è il libro con cui tenta un approccio del tutto originale alla produzione artistica di Vasco, per tracciare, attraverso l’esaltante e suggestivo racconto dei momenti epifanici di un viaggio-concerto, vera e propria metafora della vita, un percorso di carattere filosofico-esistenziale, attingendo al senso più profondo e vitale delle parole del cantante.
Questo libro non è una biografia, non è una raccolta di canzoni e non è il “diario” di un fan vasco-sconvolto.
Questo libro ha una sola chiave di lettura: la libertà. La libertà di essere se stessi, vivendo senza condizionamenti, senza costrizioni, senza idolatrie e, forse, perfino senza alibi.  Libertà di vivere la vita con la spontaneità dello “s-concerto”.
«Il concerto è approdo sicuro, radura aperta, cerchio luminoso, è l’idea della vita che accoglie e disperde, sorprende e ri-prende».

Articolo di Michele Caporale, autore del libro “D’io Vasconvolto”.